Collega Straniero: la presenza dei lavoratori stranieri nel settore edile
di Maurizio D’Aurelio – Segretario Responsabile Provinciale feneal uil-sgk
La presenza dei lavoratori stranieri nel settore edile è un fenomeno in forte espansione; il dato nazionale, puntualmente raccolto dalla commissione nazionale delle casse edili, evidenzia come in sette anni ,dal 1999 al 2005, la presenza di lavoratori edili provenienti da altri Paesi rispetto all’Italia si sia in pratica quintuplicata.
Si è passati, difatti, dalle circa 17.000 presenze del 1999 alle oltre 84.000 del 2005.
Analizzando i dati raccolti sempre dalla commissione nazionale delle casse edili, si può notare come l’incremento della presenza di lavoratori stranieri nel settore edile, non sia strettamente connesso all’andamento generale del settore.
Infatti, diversamente da quanto accaduto sino al 2004, nel 2005 la presenza dei lavoratori stranieri nel settore edile è cresciuta di 4.000 unità, a fronte di una diminuzione di addetti del settore di oltre 19.000 unità.
La presenza dei lavoratori stranieri nel nostro settore è quasi esclusivamente concentrata nel nord del Paese, con una netta prevalenza dell’area di Nord Ovest; seguono il Nord Est ed il Centro, mentre del tutto marginale risulta la presenza al Sud e nelle Isole.
Analizzando i dati è possibile notare come da una presenza quasi omogenea e diffusa su tutto il territorio nazionale, a partire dal 2001 la presenza dei lavoratori stranieri si sia concentrata soprattutto nell’area di Nord Ovest e in misura minore a Nord Est ed al Centro.
I dati dell’anno 2005, difatti, ci indicano che più della metà dei lavoratori edili stranieri presenti nel settore, lavorano nel Nord Ovest del Paese, ed un quarto nel Nord Est, raggiungendo una concentrazione di presenze nel Nord Italia che sfiora l’80%.
Le qualifiche che con cui sono assunti i lavoratori stranieri nel settore edile in Italia, sono qualifiche basse, e con un trend tendenzialmente rivolto verso un ulteriore impoverimento delle professionalità; ovvero dal 1999 al 2005, anche se con andamenti altalenanti, sono cresciuti gli apprendisti e gli operi comuni, a fronte di una rispettiva contrazione degli operai qualificati, specializzati.
Sono aumentati difatti dal 1999 al 2005 di 11 punti in percentuale gli apprendisti e gli operai comuni, mentre nello stesso arco temporale sono diminuiti di 9 punti in percentuale gli operai qualificati e specializzati.
L’ultimo dato aggiornato in possesso della Commissione Nazionale Casse Edili, riferito all’anno 2005, evidenzia come il 68% circa dei lavoratori edili stranieri sia inquadrata fra apprendisti ed operai comuni.
Questa, dunque, molto brevemente la situazione nazionale, ma prima di passare a quella locale, riteniamo utile alla discussione aggiungere qualche elemento di conoscenza sulla popolazione straniera presente in Alto Adige.
Questa ha raggiunto nell’anno 2006 quota 28.394 unità; rispetto all’anno precedente si è registrato un incremento di 2.928 unità, che corrisponde ad un aumento pari all’11,5%, aumento notevolmente superiore a quello registrato dalla popolazione di cittadinanza italiana (+0,5%).
Tale crescita ha prodotto un incremento della popolazione straniera residente, rispetto al totale della popolazione altoatesina, che nel 2006 ha raggiunto il valore di 5,8 stranieri ogni 100 residenti complessivi.
Il tasso di natalità della popolazione straniera è stato pari a 19,3 nati vivi ogni 1.000 abitanti e quello di morte pari al 2,8 per mille.
Il medesimo tasso di natalità calcolato sulla popolazione residente con cittadinanza italiana è significativamente più basso e si attesta su 10,7 nati vivi ogni mille abitanti; al contrario, per effetto della struttura per età della popolazione residente con cittadinanza italiana, relativamente più anziana rispetto a quella straniera, i decessi si mantengono numericamente più consistenti e il relativo tasso di mortalità si attesta su 7,9 decessi ogni mille abitanti.
Alla crescita della popolazione straniera contribuisce, oltre al movimento naturale, in misura determinante la dinamica migratoria.
Nel 2006 gli ingressi dall’estero sono stati 2.901, mentre le cancellazioni per l’estero sono state 317, e nel complesso il saldo migratorio ha inciso per oltre l’80% sulla crescita della popolazione straniera rispetto al 2005.
La popolazione straniera dell’Alto Adige è prevalentemente giovane, circa i due terzi hanno meno di 40 anni; rapportando la popolazione straniera al complesso della popolazione residente in provincia di Bolzano nelle varie classi di età, a fronte di un'incidenza complessiva del 5,8%, risulta una quota del 6,2% di stranieri tra i minorenni, e del 9,1% per gli individui di età compresa fra i 18 ed i 39 anni.
Al contrario, per gli adulti di età compresa fra i 40 ed i 64 anni l’incidenza scende al 4,8% mentre per gli anziani è assai più modesta e pari all’ 1,5%.
Il valore mediano dell’età degli stranieri si attesta sui 33 anni contro i 40 anni dei cittadini italiani.
Per quanto riguarda le cittadinanze maggiormente rappresentate, si può ricordare che gli stranieri europei sono i due terzi dell’intera compagine straniera. In particolare i residenti dei 25 stati membri dell’unione europea ammontavano nel 2006 a 7.464 unità, pari al 26,3% degli stranieri in totale.
Fra le presenze europee spiccano per eccellenza quella albanese, seguita da quella germanica di poco inferiore, a cui segue quella proveniente dalle nazioni nate dalla divisione della ex federazione jugoslava.
La rappresentanza numericamente più nutrita, a prescindere da quella europea, è quella asiatica (14,6%) che si raggruppa in tre comunità particolarmente numerose: quella pakistana, quella del Bangladesh e quella indiana.
Di poco inferiore è quella del continente africano (14,4%) che vede collocarsi ai primi due posti oltre ai cittadini marocchini, quelli tunisini.
Questa dunque la fotografia della popolazione straniera dell’Alto Adige, accuratamente rilevata dagli uffici statistici della provincia di Bolzano, e che ci fornisce ulteriori elementi di riflessione.
Ma veniamo ora alla situazione del settore edile altoatesino; i lavoratori stranieri presenti in edilizia nel 2006 ammontavano a 4.667 unità su 18.325 lavoratori iscritti alla Cassa Edile; praticamente il 25,41% del totale degli addetti, vale a dire un operaio su 4.
Fra le comunità straniere più consistenti numericamente spiccano rispettivamente quella albanese, che rappresenta il 24,67% del totale degli stranieri presenti nel settore edile altoatesino, quella dei paesi dell’ex Jugoslavia pari al 10,05%, quella polacca pari al 7,82%, quella rumena pari al 6,31%, quella marocchina pari al 6,06% e quella germanica del 5,86%.
Se analizziamo il dato dello stesso periodo riferito alle nuove assunzioni, o ai nuovi ingressi nel settore, il rapporto fra lavoratori stranieri e lavoratori italiani si abbassa da 1 a 4 ad 1 a 2; ovvero delle 3.332 nuove “registrazioni” in Cassa Edile, intese come nuove assunzioni o nuovi ingressi, ben 1.532 hanno riguardato cittadini ed operai stranieri.
Anche in questo caso la comunità albanese è quella più rappresentata; ben il 16% delle nuove assunzioni appartiene alla loro comunità, seguiti dai lavoratori polacchi 15,73% e dai rumeni 9,2%.
Per quanto riguarda i dati del primo semestre del 2007, la tendenza della crescita della presenza di lavoratori stranieri nel settore edile altoatesino è confermata; nei primi sei mesi di quest’anno, infatti, le nuove assunzioni di lavoratori stranieri hanno raggiunto il 52,3% del totale delle stesse.
Diversamente dall’anno scorso però, risultano in forte crescita i lavoratori rumeni, oltre il 25% dei nuovi assunti, seguiti dai colleghi albanesi 11,05%, da quelli polacchi 9,76%, e quelli slovacchi 9,44%, per citare i dati più significativi.
Risulta evidente che questi dati, sia nazionali che locali, indicano che la realtà dei cittadini non italiani, e dei colleghi stranieri di lavoro, sono una realtà ormai consolidata e significativa della nostra società.
I dati e le previsioni indicano che questo è un processo destinato a raggiungere dimensioni ancor più significative nel prossimo futuro, e che impone al Sindacato, ma non solo, attente riflessioni.
I lavoratori stranieri presenti nella nostra provincia, come abbiamo potuto vedere, nella quasi totalità dei casi è giunta nella nostra terra con l’intenzione di fermarsi;un esercito di nuovi cittadini e di lavoratori che si rivolgono al Sindacato per ottenere risposte a bisogni ed esigenze molto più complesse ed articolate rispetto a quelle dei lavoratori locali.
Oltre a tutele ed informazioni di tipo contrattuale, molto spesso al sindacato chiedono anche un servizio di assistenza vero e proprio che li accompagni nelle mille difficoltà proprie dello status di immigrato.
Dalla richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno, all’esigenza molto presente di ricongiungimento familiare, all’accesso alle prestazioni sociali; tutte istanze alle quali il sindacato è chiamato a dare delle risposte, e che con risultati soddisfacenti a Bolzano abbiamo concretizzato istituendo un servizio immigrati molto efficace ed efficiente.
Accade di sovente, però, che anche in un territorio rispettoso delle regole come l’Alto Adige, si registrino preoccupanti episodi di sfruttamento e di lavoro irregolare che vedono coinvolti molto spesso lavoratori stranieri; molto spesso perché all’oscuro dei diritti e delle tutele presenti nel nostro Paese, a volte perché vittime di ricatti legati alla possibilità di vedere regolarizzata la loro posizione in Italia, i casi di sfruttamento di lavoratori stranieri sono in preoccupante aumento.
Fenomeno grave, che ha raggiunto dimensioni ancor più preoccupanti da quando possono liberamente circolare nel nostro territorio le imprese provenienti dai Paesi neo comunitari.
Mi riferisco ai gravi episodi di sfruttamento dei lavoratori slovacchi impegnati in sub appalti di terza mano in diversi cantieri di Bolzano, e non ultimo il caso dello sfruttamento dei lavoratori rumeni, sempre a Bolzano, da noi seguito personalmente.
Soprattutto in quest’ultimo caso, abbiamo potuto misurare tutta la nostra debolezza nel riuscire a dare risposte immediate ed efficaci a lavoratori che provengono da Paesi dove il diritto è ancora un privilegio riservato a pochi potenti.
Da quanto siamo riusciti a capire, nel momento in cui tutta la vicenda stava volgendo ad una conclusione positiva per i lavoratori, ed un po’ meno per il loro sfruttatore rumeno, è bastato che quest’ultimo li minacciasse, con ogni probabilità anche negli affetti familiari, che dalla sera alla mattina i lavoratori sono letteralmente scomparsi; tornati in Romania, probabilmente, e forse ancora al seguito di questo delinquente che non osiamo neppure chiamare datore di lavoro.
E’ chiaro che di fronte a questi, che ci auguriamo rimangano casi limite, non è pensabile poter rispondere con strumenti ordinari.
Abbiamo apprezzato molto lo sforzo fatto dagli ispettori del lavoro in questo specifico caso, ma in tutta sincerità crediamo che dinanzi a situazioni di eccezionale gravità come questa, tutti abbiamo l’obbligo di rispondere con strumenti eccezionali.
E’ indispensabile, secondo noi, che si trovino le giuste sinergie fra sindacato, uffici ispettivi, e perché no, forze dell’ordine, per poter rendere certo e tempestivo l’intervento ispettivo, e magari più semplici e rapide le procedure di risarcimento dei lavoratori sfruttati. Sappiamo anche noi che questo probabilmente non sarà sufficiente a debellare la piaga dello sfruttamento dei lavoratori, soprattutto quelli più deboli e ricattabili, ed a maggior ragione in un settore polverizzato come quello edile, ma siamo altrettanto convinti che se chi abitualmente viola le regole sa che non rimarrà impunito, avrà certamente più motivi per doverle rispettare.
Maurizio D’Aurelio