CONVEGNO FeNEAL “COLLEGA STRANIERO” 19.10.2007

Intervento Toni Serafini Segretario Generale UIL-SGK

GOVERNARE L’IMMIGRAZIONE”

Questo convegno è una importante occasione che ci dà modo di parlare di una società che cambia. Il compito che mi è stato affidato è di dare un inquadramento generale al tema dell’immigrazione.

L’immigrazione è forse una delle più rilevanti novità in quest’Italia d’inizio 21° secolo. Lo è da varie prospettive: economiche, culturali, politiche, sociali e religiose.

La globalizzazione ha reso più semplice e veloce essere informati su quanto accade all’altro capo del mondo, ha reso più semplice viaggiare.

Non è più come ai tempi dei nostri nonni o bisnonni dove la traversata dell’oceano era un rischio e durava mesi; quando le relazioni con le famiglie di origine erano difficili e ci si perdeva di vista.

Esperienza personale diretta con parenti in USA, Canada, Australia, di cui non so più nulla da molto tempo.

Oggi migrare significa mantenere comunque forti e quotidiani legami con la famiglia rimasta in patria ed ha anche a che vedere con un ingente trasferimento di fondi in rimesse.

La tendenza a migrare, infatti, è fortemente in ascesa e in qualche modo accelerata dagli stessi processi di globalizzazione, che rendono più marginali le economie più povere ma, per converso, rendono anche più semplice la mobilità mondiale.

Una realtà visibile anche nella nostra Provincia, passata in pochi anni da Provincia di emigrazione, a Provincia di immigrazione.

Nel 1970 gli immigrati nel nostro Paese erano poche decine di migliaia; oggi hanno superato quota 3,5 milioni se si escludono gli irregolari valutati in almeno un altro milione di unità.

Agli inizi degli anni 80 gli immigrati in Alto Adige - Südtirol erano poche decine, oggi superano i 30.000.

Una migrazione per altro stanziale, fatta cioè di persone che in gran parte sono venute a lavorare e vivere nel nostro Paese per restarci.

Una migrazione ricca nella diversità della provenienza e delle culture e tradizioni di cui è portatrice.

Non c’è dubbio che l’immigrazione è una grande risorsa, risorsa che compensa solo in parte il declino demografico nostrano; una risorsa che va valorizzata ma anche governata.

In effetti, come tutti i grandi fenomeni, anche quello migratorio ha bisogno di essere governato.

Perché è chiaro che siamo di fronte a un fenomeno epocale che va avanti comunque: si tratta di governarlo – se siamo in grado – o di subirlo.

Oggi siamo in questa seconda situazione.

Una pressione migratoria così forte, certo non è contenibile con pure misure di sbarramento alle persone.

L’abbiamo visto in questi anni con la Legge Bossi - Fini che si è preoc-cupata solo di rendere più difficile l’ingresso regolare, complicando le norme ed i meccanismi d’ingresso.

Il risultato è stato un boom nella presenza di immigrati irregolari: esattamente il contrario di quello che la vecchia maggioranza si proponeva, almeno a parole.

Noi siamo convinti che l’immigrazione illegale abbia anche delle dinamiche complesse, e non sia interamente imputabile all’effetto “tappo” della Bossi-Fini.

In effetti esiste un fattore di spinta comunque alto dovuto ai divari nello sviluppo delle varie economie (specie tra Europa ed Africa); il secondo fattore dipende dall’attrazione prodotta dalla nostra economia sommersa.

Diciamolo chiaramente se c’è un’offerta di manodopera clandestina, vuol dire che c’è anche una domanda della stessa natura, che va combattuta in casa nostra.

Se si vuole governare il fenomeno migratorio, allora, bisogna comprenderne le dinamiche, per poter poi elaborare le risposte adeguate in termini di politica dei flussi, integrazione, sicurezza e legalità, cooperazione con i Paesi di origine e transito.

Ma non dobbiamo sottovalutarne la gravità.

Perchè una cosa è certa: nessun Paese civile può permettersi a lungo un alto tasso di presenza di migrazione irregolare e di economia sommersa, senza gravi conseguenze in termini di crisi nel proprio tessuto sociale, e reazioni sul piano dell’insofferenza e del rifiuto da parte dei propri cittadini.

Va dunque combattuta con provvedimenti volti a favorire la migrazione legale, attraverso una attenta programmazione dei flussi d’ingresso, uno snellimento delle procedure, un decentramento delle varie funzioni inerenti l’immigrazione e soprattutto una attenta politica di accoglienza ed integrazione che deve vedere protagonista il territorio e le sue istituzioni.

Va combattuta anche con provvedimenti capaci di colpire le imprese che operano nel sommerso e che fanno uso di immigrati clandestini.

E’ questo un tema che non riguarda solo l’Italia, ma che è oggetto di forte inquietudine per la stessa Unione Europea la quale, preoccupata per i flussi crescenti di immigrazione irregolare, ha proposto al Consiglio e Parlamento europeo, nello scorso mese di maggio, una proposta di direttiva che prevede forti sanzioni (ed esclusione da appalti e finanziamenti pubblici) per le imprese che impieghino lavoratori immigrati irregolari.

Per questo motivo noi appoggiamo tutte quelle iniziative del governo e del Parlamento, volte a punire comportamenti illegali nel mercato del lavoro e sfruttamento delle persone.

Appoggiamo il provvedimento in approvazione in Parlamento, contro lo sfruttamento del lavoro irregolare e caporalato.

Sono questi tasselli importanti di una strategia che va nella giusta direzione: quella della lotta all’economia sommersa ed all’utilizzo del lavoro irregolare degli immigrati, al di fuori di ogni regola e controllo, fino ai gravissimi casi già denunciati nell’agricoltura ed edilizia.

In realtà, però, va fatto molto di più sia in casa nostra in termini di rispetto dei diritti della persona e tutela della legalità e sicurezza; sia nei Paesi di origine e transito dei migranti, specialmente quelli irregolari.

L’immigrazione è un fattore di grande trasformazione che non riguarda solo l’economia: riguarda in realtà il modello di società che avremo nel futuro, dal punto di vista sociale, economico e culturale.

Governare l’immigrazione è possibile soprattutto se la normativa sull’immigrazione viene profondamente riformata ed adeguata alla portata del fenomeno epocale che stiamo vivendo.

Oggi la legge Bossi - Fini rende impossibile o quasi l’ingresso legale per lavoro in Italia. Lo sa il Governo attuale costretto a gestire la situazione con strumenti che non permettono rinnovare di permessi di soggiorno in tempi decenti, per le persone e per le esigenze delle imprese.

Il problema comunque non va sottovalutato perchè il modo in cui l’Italia ha dovuto far fronte alle necessità dei nuovi venuti, spesso in assenza di una strategia e di mezzi adeguati da parte delle istituzioni, ha prodotto anche episodi di insofferenza e rigetto, esacerbati da ripetuti casi di cronaca che hanno coinvolto stranieri.

Non c’è dubbio comunque che la condizione di irregolarità rende molti immigrati più ricattabili e condizionabili anche dalla malavita. Fermo restando che la criminalità va combattuta e i reati perseguiti individualmente, resta imperativo puntare ad una riduzione dell’area dell’immigrazione sommersa e questo, per noi, può essere raggiunto con una politica che punti a:

Va riconosciuto che questo Governo, ha fatto e sta facendo bene in materia di immigrazione, malgrado l’impossibilità di operare con una nuova normativa e dovendo correggere quella in vigore solo attraverso le circolari.

Ci sono comunque alcuni aspetti che possono e debbono essere attuati, in sede nazionale, anche con l’attuale legislazione in vigore:


Vi sono però dei temi da sviluppare e gestire a livello in Provinciale.

La UIL-SGK ha aperto il servizio immigrati nel febbraio 2005. Un servizio d’informazione e assistenza rivolto in particolare ai cittadini immigrati da altri Paesi. Responsabile del servizio è Artan Mullaymeri. Lo sportello ha la funzione di aiutare i cittadini immigrati ad inserirsi e di integrarsi nella società altoatesina, con la conoscenza dei diritti e dei doveri.

Ma siamo solo all’inizio. C’è ancora molto da fare.

Toni Serafini



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