STUDI DI SETTORE: SI AD AGGIUSTAMENTI TECNICI, NO AD ANNACQUAMENTI
Nelle ultime settimane, a ridosso della scadenza della dichiarazione dei redditi e dei relativi pagamenti le categorie economiche interessate hanno fortemente polemizzato sugli inasprimenti conseguenti alle misure previste dalla finanziaria 2007 per rafforzare gli studi di settore.
In particolare, sono stati contestati gli indicatori di normalità economica applicati a tutti gli studi di settore, introdotti per individuare anomalie nei dati comunicati dai contribuenti.
In tal modo ai fini dell’accertamento - sebbene in presenza di ricavi dichiarati congrui rispetto agli importi presunti in base al relativo studio di settore - entra in gioco anche l’analisi della coerenza risultante dai predetti indicatori che si applicano sulle dichiarazioni dei redditi del 2006, con effetti retroattivi in deroga alle disposizione dello statuto del contribuente.
Inoltre, la legge finanziaria esplicita che questi indicatori sono approvati senza il parere della commissione di esperti, cioè senza l’accordo delle categorie interessate e ciò in deroga alla disciplina generale degli studi di settore.
La relazione tecnica stima un maggior gettito, in termini di cassa, pari a 2.598 mln. di euro derivante dall’introduzione della nuova analisi della coerenza generalizzata applicabile a tutti gli studi di settore in termini di cassa.
Sulla base del quadro normativo di riferimento, l’Amministrazione ha elaborato gli indicatori la cui applicazione ha comportato la reazione delle associazioni di categoria.
Al riguardo va anzitutto evidenziato che il “rafforzamento” degli studi di settore rientra fra le disposizioni in materia di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale (Capo III del disegno di legge finanziaria C. 1746), che non possono essere derogate se non attraverso una modifica normativa, anche per una applicazione “sperimentale”, come raccomandato al Governo da un O.d.G. del Senato.
Come pure all’Amministrazione possono essere imputati solo errori tecnici, se riscontrati, non certamente la procedura seguita che in questa fattispecie non prevede la concertazione con le categorie.
La finanziaria 2007 inoltre, ha rafforzato lo strumento degli studi di settore anche in sede di accertamento, avvalorandone l’efficacia probatoria in funzione dello scostamento di ricavi o compensi dichiarati rispetto a quelli attribuibili al contribuente sulla base degli studi stessi. In sostanza l’Ufficio sulla base dello scostamento di cui sopra, che costituisce presunzione grave, precisa e concordante è legittimato ad emettere l’atto impositivo anche in assenza di ulteriori riscontri.
Anche questa disposizione è oggetto di contestazione da parte delle categorie e materia di confronto con il Ministero delle Finanze, alla ricerca di soluzioni che consentano una più”blanda” interpretazione.
A queste misure se ne aggiungono altre in materia di sanzioni per i contribuenti marginali e di introduzione dell’analisi di coerenza, cioè di
indicatori di normalità economica specifica per singolo studio di settore anche per i contribuenti titolari di reddito d’impresa e di lavoro autonomo per i quali non si rendono applicabili gli studi di settore, con una previsione di gettito 2007 di 587 milioni in termini di competenza e zero in termini di cassa.
Complessivamente le misure introdotte sugli studi di settore in termini di cassa per il 2007 prevedono un maggior gettito pari a 3.288, che per il 2008 aumenterà a 3.753 e nel 2009 a 4.864 milioni di euro.
Di queste previsioni si dovrà in ogni caso tener conto nell’ipotesi di interventi correttivi, vuoi di natura legislativa, vuoi di natura amministrativa attraverso interpretazioni che potrebbero avere impatti tutt’altro che trascurabili in termini di minor gettito.
Già con la circolare n. 38/E del 12.06.2007, infatti, le disposizioni delle finanziaria 2007 in materia di studi di settore risultano quantomeno ”annacquate”.
E’ stata sufficiente all’Agenzie delle Entrate una semplice precisazione che vale più di una norma di legge.
Anche gli indicatori di normalità economica per il 2006, approvati con D.M. del 20.03.2007, formeranno oggetto della revisione triennale che interessa tutti gli studi di settore e che verrà fatta tenuto del parere espresso dalle organizzazioni economiche di categoria e degli ordini professionali.
Precisa la circolare che di questa revisione gli Uffici dovranno tenere conto in sede di accertamento e, quindi, dovrà essere utilizzata, ove più favorevole al contribuente, in luogo degli indicatori approvati con decreto del 20 marzo.
Una ”precisazione” intervenuta in zona Cesarini che in buona sostanza depotenzia e di molto l’introduzione dell’indicatore di normalità economica previsto per il 2006 e per il quale la relazione tecnica prevede un maggiore gettito in termini di cassa di 2.598 mln.
Ciò in quanto la stragrande maggioranza dei contribuenti farà affidamento sulla revisione che avverrà nei prossimi anni piuttosto che applicare in sede di dichiarazioni dei redditi per il 2006 gli indicatori previsti dal decreto del 20.03.2007 con il contestuale pagamento di quanto da essi risultante.
Interventi ed eventuali correttivi vanno a nostro avviso ponderati evitando di dare segnali sbagliati ed in controtendenza rispetto alla volontà conclamata di contrastare l’evasione.
L’affermarsi di un sistema fiscale veramente progressivo passa infatti dalla fermezza con cui si intende perseguire l’obiettivo, da controlli rigorosi ma anche dalla collaborazione convinta di tutti i settori economici del paese.
Se dunque è legittimo che chi rappresenta gli interessi di determinate categorie ne rappresenti anche l’eventuale disagio, è tuttavia un fatto inoppugnabile che i settori del lavoro autonomo presentano spesso dichiarazioni chiaramente non corrispondenti alla realtà. È evidente che all’interno di questi settori ci siano singoli ed imprese che fanno fino in fondo il proprio dovere con il fisco ma, proprio per questo, i provvedimenti che a parere della UIL devono essere sviluppati e potenziati per combattere l’evasione fiscale devono trovare sostegno anche e soprattutto da parte di costoro. Pur con la possibilità di apportare miglioramenti tecnici alle disposizioni sugli studi di settore, la UIL ritiene dunque inaccettabile qualsiasi arretramento rispetto alle misure introdotte solo qualche mese fa con la legge Finanziaria. Il peso fiscale che i lavoratori autonomi lamentano in sede di dichiarazione dei redditi, è infatti già mensilmente avvertito dai
lavoratori dipendenti e dai pensionati, con la ritenuta alla fonte e senza peraltro nessuna possibilità di contrattare la misura del prelievo. Alla luce di un’evasione fiscale che lambisce ormai circa il 30% del PIL, la UIL chiede quindi di rafforzare tutti gli strumenti legislativi e di controllo per una lotta all’evasione fiscale che elimini le sperequazioni e ristabilisca i principi di equità e di giustizia del sistema.